Stefano Inglese: Tappezziere da sempre

Quan­do tra­di­zio­nal­men­te si pen­sa ad un arti­gia­no, si pen­sa mol­to spes­so a lui, il tap­pez­zie­re. E’ una del­le figu­re ‘tipi­che’ da sem­pre. Dicia­mo la veri­tà, oggi sia­mo ecces­si­va­men­te bom­bar­da­ti da pro­po­ste in quel cam­po del non fat­to a mano ma piut­to­sto “fat­to stan­dard” da rima­ner­ne qua­si stor­di­ti, mol­to ben gesti­to da una comu­ni­ca­zio­ne ed un mar­ke­ting che si insi­dia nel­le nostre men­ti. Ma non nel­la nostra volon­tà di saper sce­glie­re con auto­no­mia e con la con­sa­pe­vo­lez­za che la qua­li­tà va ricer­ca­ta e ha un suo costo mol­to ben moti­va­to. Per que­sto incon­tra­re il ‘tap­pez­zie­re’ Ste­fa­no Ingle­se nel suo labo­ra­to­rio e show room in zona Van­chi­gliet­ta dove da 35 anni por­ta avan­ti con gran­de com­pe­ten­za e sapien­za un lavo­ro tec­ni­co e di gusto este­ti­co nient’affatto scon­ta­to, è un gran pia­ce­re. Ste­fa­no è un pro­fes­sio­ni­sta gen­ti­le ed acco­glien­te che ci rac­con­ta la sua sto­ria con gran­de equi­li­brio. Non nascon­de le insi­die del ‘tut­to pron­to’ che ine­vi­ta­bil­men­te ha rischia­to di mina­re in que­sti anni il suo lavo­ro, per non par­la­re poi del­le dif­fi­col­tà crea­te dal­la pan­de­mia. Ma resi­ste, sem­pre lì, cir­con­da­to da una sele­zio­ne di tes­su­ti che fan­no bril­la­re gli occhi, oltre ai vari acces­so­ri, men­tre die­tro le quin­te intra­ve­dia­mo il lavo­ro arti­gia­na­le vero e pro­prio che nul­la lascia al caso e richie­de ben più dei sei mesi che il rap­por­to Bottega/Scuola cui anche lui ha ade­ri­to, lascia alle gio­va­ni leve per impra­ti­chir­si: “Eh sì ci vuo­le di più – ci rac­con­ta con one­stà – per pren­de­re con­fi­den­za con tut­ti i nume­ro­si aspet­ti che il nostro mestie­re richie­de. Dopo sei mesi si ha una infa­ri­na­tu­ra. Sareb­be neces­sa­ria una modi­fi­ca di que­sta sep­pur uti­le pos­si­bi­li­tà per lo sboc­co pro­fes­sio­na­le dei giovani”. 

Ci rac­con­ti cosa fa un tap­pez­zie­re: “Det­to in bre­ve, tut­to dove c’è tes­su­to ci sia­mo noi. Quin­di rea­liz­zia­mo ten­dag­gi, moquet­te, pol­tro­ne, diva­ni nuo­vi ma anche da restau­ra­re o modi­fi­ca­re, tap­pez­ze­rie tesa­te ovve­ro inchio­da­te alle pare­ti che sono tor­na­te di moda anche solo per crea­re una varian­te par­ti­co­la­re”. Sem­pre qui da 35 anni, clien­ti fide­liz­za­ti nel tem­po: “Asso­lu­ta­men­te sì che si affi­da­no a noi sapen­do di tro­va­re con­si­gli pro­fes­sio­na­li vali­di ma anche un rap­por­to uma­no pre­zio­so. Oltre ai pri­va­ti che sono pre­va­len­ti, ope­ria­mo anche con archi­tet­ti ed enti pub­bli­ci. Abbia­mo appe­na fini­to di lavo­ra­re per il Palaz­zo Duca­le di Agliè, non sono man­ca­te com­mis­sio­ni dal­la Regio­ne, Palaz­zo Rea­le e la Gal­le­ria Accor­si. Poi ci sono i lavo­ri fuo­ri Tori­no”. I tes­su­ti che usa­te seguo­no un rin­no­va­men­to negli anni? : “ Sì, Io lavo­ro con azien­de di alta qua­li­tà tede­sche, spa­gno­le, fran­ce­si, ingle­si che due o tre vol­te all’anno esco­no con pro­po­ste nuo­ve. Ave­re un buon assor­ti­men­to che incon­tri gusti ed ambien­ta­zio­ni dif­fe­ren­ti è fondamentale”. 

Tra le novi­tà ulti­me? : “La ten­den­za al mate­ria­le eco­lo­gi­co natu­ra­le, come alcu­ni che rici­cla­ti dal­la pla­sti­ca diven­ta­no tes­su­ti a tut­ti gli effet­ti green. E’ il tes­su­to clas­si­co il più dif­fi­ci­le da tro­va­re oggi”. Ci spie­ghi per­ché i nostri let­to­ri dovran­no ser­vir­si dai tap­pez­zie­ri: “Per­ché è assi­cu­ra­ta qua­li­tà a livel­lo di ese­cu­zio­ne, mate­ria­li e resi­sten­za nel tem­po. Per­ché noi dia­mo il meglio di noi per­ché il clien­te rap­pre­sen­ta la nostra pub­bli­ci­tà, il nostro bigliet­to da visi­ta. Per­ché noi pro­du­cia­mo tut­to qui e solo qui. Per­ché c’è cura del det­ta­glio, per­so­na­liz­za­zio­ne e con­si­gli nutri­ti di espe­rien­za”. Cosa vi man­ca per lavo­ra­re meglio? : “Leg­gi stu­dia­te per l’artigianato che age­vo­li­no nuo­vi ingres­si, cor­si sul­la gestio­ne del­la comu­ni­ca­zio­ne da noi sem­pre caren­te come l’uso dei social, una for­ma­zio­ne che tale si pos­sa chia­ma­re. Pen­si che il nostro lavo­ro spes­so è pro­prio sco­no­sciu­to ai gio­va­ni. I ragaz­zi ven­go­no qui e lo sco­pro­no e ne resta­no affa­sci­na­ti ma biso­gna capi­re che biso­gna amar­lo e ave­re la pazien­za di impa­ra­re tan­to. E’ pro­prio una que­stio­ne di cul­tu­ra che andreb­be valo­riz­za­ta, soste­nu­ta. Ci vuo­le una for­te volon­tà anche poli­ti­ca che nes­su­no ha ma non per­do la spe­ran­za e resisto”. 

STEFANO INGLESE TAPPEZZERIA IN STOFFA
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